lunedì 17 dicembre 2012

Erotismo o innamoramento?



Erotismo o innamoramento? 
Sai riconoscerlo?

         Tratto da L’arte di amare ed. Sonzogno di Francesco Alberoni

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Due persone “si piacciono”, provano un’attrazione improvvisa e intensa, che chiamano “colpo di fulmine”, si gettano subito l’uno nelle braccia dell’altro, hanno rapporti sessuali e hanno l’impressione di aver realizzato la fusione fisica e spirituale. Questa esperienza di erotismo straordinario viene spesso confusa con l’innamoramento mentre ne è solo il possibile inizio. Ma il vero innamoramento nasce da una spinta vitale ostacolata, da una rivolta e quando si mette veramente in moto produce una rilettura della propria vita e una ricostruzione di se stessi e del mondo. Invece, molto spesso i due giovani amanti, presi dalla loro esperienza meravigliosa, non vogliono fare progetti. Vi sono poi alcuni che non vogliono nemmeno avere rapporti con il loro passato, con la vita quotidiana. Quello che conta è il presente, il qui e ora, il resto è nulla. L’innamoramento, che è ancora allo stato embrionale, appare loro come uno stato piacevole di cui approfittare, a cui abbandonarsi senza pensieri, senza domande. Non vogliono pensare al passato, non mettono in moto il processo di conoscenza reciproca cercando di vedere il mondo con gli occhi dell’altro.


lunedì 10 dicembre 2012

Speranze d’amore


Una poesia che nasconde più livelli di interpretazione: vi invito a dare la vostra.
Senza titolo, olio su tela di Flavio Lappo


Speranze d’amore

Sospeso nell’ombra di un sole che muore
Raccolgo il grido di una donna che si dispera,
dal suo volto non traspare
La catarsi del suo cuore.
Il crollo di una chimera,
Il folle richiamo del mare.
È viva! Respira ancora!
Rinasce con me.

Max Bonfanti, filosofo www.laccentodisocrate.it

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sabato 8 dicembre 2012

Sesso e design in mostra



Sesso e design in mostra



KAMA. Sesso e design: dal 5 dicembre al 10 marzo 2013, dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.30, e il giovedì fino alle 23, alla Triennale di Milano. Vietata ai minori di 18 anni.

Sono stata all'inaugurazione dell'esposizione KAMA dedicata al legame che si può creare tra eros e progettazione creativa. Ero lì invitata da Fornasetti ed è stato naturale soffermarmi nell'area
Ossessioni magistrali, sezione dedicata a lavori di Ettore Sottsass, Piero Fornasetti, Carlo Mollino, Gaetano Pesce ed Alchimia. Una vera ossessione creativa: organi genitali femminili e maschili, soprattutto maschili, sono rappresentati col disegno. Muovendomi poi in tutta l'area ho potuto osservare rappresentazioni di ogni forma, colore e materiale. Questa mostra è senza dubbio utile per familiarizzare con l'immagine del sesso, annulla però l'erotismo che non è esibizione pubblica. Ve la suggerisco come esperienza di conoscenza estetica ed anatomica e se ci andrete potrete vedere il famoso divano Mae West a forma di labbra di Salvador Dalì, i raffinati piatti di Fornasetti rappresentanti Adamo ed Eva, un omaggio ai nostri progenitori. E infine per non farvi mancare nulla un'opera di Jamie McCartney, 400 calchi di genitali femminili che compongono i suoi pannelli.

Maria Giovanna Farina

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venerdì 7 dicembre 2012

Il valzer degli addii


Il valzer degli addii

di Annalisa Barbier



In questo tempo di precarietà economica, professionale e sentimentale, si vive accompagnati da un crescente senso di incertezza spesso associato con l’attitudine al disimpegno, cui fa da sfondo una società brutalmente egocentrista ed individualista. La figura che emerge da siffatto sfondo – dipendendo in tutto dalla soggettiva propensione ad evidenziare e riconoscere alcuni segni piuttosto che altri – è purtroppo quella di una generale, crescente incapacità di impegno, costanza e pazienza. Verso se stessi e verso gli altri.
La progressiva erosione dei passati punti di riferimento socioculturali ed etici, ha imposto la necessità di trovarne di nuovi; tuttavia tale tentativo di estensione di senso non ha prodotto, a mio avviso, risultati capaci di sostenere l’individuo nel suo cammino verso la realizzazione di sé.
Ne origina un crescente, strisciante malessere cui è difficile dare un nome perché è tanto diffuso quanto impalpabile, potendosene cogliere soltanto le manifestazioni epifenomeniche. Queste riguardano la vita sociale, relazionale ed interiore, coagulandosi poi in tutte quelle situazioni ambigue, sospese ed indecise, in cui appare implacabilmente chiaro quanto sia difficile e allo stesso tempo necessario, ri-costruire un sistema di riferimenti semantici, simbolici e di significato all’interno del quale trovare finalmente un senso coerente, un filo di Arianna che ci riporti fuori dal labirinto. Finalmente a casa.
La vita di relazione, nella fattispecie quella delle relazioni sentimentali, è uno degli ambiti in cui questo disagio appare maggiormente evidente.
Si ha l’impressione che sempre più persone si trovino – loro malgrado - a far girare una giostra di “incipit” amorosi poi incapaci di trasformarsi in relazioni durevoli e gratificanti. Rapporti in cui i partner non sono più capaci di sviluppare una fiducia sana, oscillando in maniera destrutturante tra fiducia idealizzata e sfiducia totale (idealizzazione e svalutazione ne sono aspetti complementari), in cui le spesso inconsapevoli dinamiche individuali prendono il sopravvento sulla capacità/necessità di aprirsi all’altro, in cui il relativismo etico - ormai assurto a valore assoluto - crea mostri di egocentrismo ed incoerenza, avvolti su se stessi in una alienante spirale di accuse e giustificazioni.
Se questo è il panorama che mi trovo spesso ad osservare nella mia veste professionale, non posso fare a meno di ravvisare anche quali ne sono gli effetti sul singolo individuo: da un lato, il crescente senso di non appartenenza, la confusione, la paura, l’insoddisfazione e la frustrazione portano molte persone ad abdicare alla gioia dell’intimità.
Dall'altro, la ricerca ossessiva di stimoli sempre nuovi (che si riveleranno sempre insufficienti), i ripetuti tentativi di stabilire il rapporto “ideale” e la caccia sempre aperta al partner perfetto, inducono ad una sorta di “ripetitività erotico-sentimentale” in grado soltanto di incrementare quella frustrazione e quel senso di impotenza e delusione dal quale si è tentato di fuggire, e che difficilmente permettono di aprire le porte ad una vera intimità.
Da qui il titolo di questo articolo, mutuato da un bellissimo romanzo di Milan Kundera.Un tempo di addii ripetuti e di ripetuti inizi, che rischia di elevare il consumismo sentimentale imperante ad nuova emergente forma di doping emotivo che, come tutte le droghe, dà dipendenza ma non è in grado di curare.
Annalisa Barbier, psicologa www.annalisabarbier.com

mercoledì 5 dicembre 2012

Sesso e coccole

di Domenico Bumbaca
Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Sembra ormai un luogo comune ma si sente spesso che l’uomo appare più interessato al sesso rispetto alle donne. Ma, è proprio così?
 Un aspetto importante è sicuramente quello riproduttivo. Anche se oggi c’è meno necessità di mano d’opera (per questo si fanno meno figli) rispetto a 100-200 anni fa, non dobbiamo mai dimenticare che i tempi della psiche sono lunghissimi  e l'istinto alla procreazione domina tutti i nostri comportamenti,  che si sono formati  in millenni di evoluzione e continuerà a farlo per tanti altri secoli.
In merito al piacere è indubbio che  quello femminile non è meno intenso di quello maschile, allora perché è l’uomo ad essere, o sembrare di esserlo, molto più interessato al sesso rispetto alle donne?
Sembra che la colpa  sia del testosterone. Il testosterone è un ormone molto importante per il benessere generale perchè migliora l’umore, aumenta la forza e la massa muscolare,  rende più forti le ossa  prevenendo l’osteoporosi; è inoltre molto importante nella sfera  sessuale per una normale funzionalità in quanto migliora sia pure indirettamente l’erezione ed aumenta la libido; infatti è il primo tra gli ormoni responsabili dell’impulso sessuale e gli uomini ne producono da dieci a venti volte più delle donne. Questo è uno dei motivi per cui lo stimolo sessuale maschile è così forte e impellente. Inoltre, l’ipotalamo (utilissimo per la stimolazione sessuale) degli uomini è più grande di quello delle donne.
Ma a quale scopo tutto ciò?
È noto che la donna è fertile solo pochi giorni al mese (anche se, in quei giorni, la donna produce la ‘copulina’, un ferormone che stimola una crescita, anche del 150% del testosterone) e l’uomo deve essere sempre pronto, ovvero pronto ad eccitarsi in qualsiasi momento per evitare, come estrema conseguenza, l’estinzione della specie umana (pensate se anche l’uomo potesse eccitarsi solo pochi giorni al mese e magari diversi da quelli della donna).
Sesso o coccole
Sembra che la donna se coccolata si apra più facilmente al sesso mentre l’uomo ha bisogno di sesso per poi aprirsi alle coccole. Ma, è proprio così e perché?
Anche qui, il responsabile è un ormone, l’ossitocina. L’uomo ne ha di meno della donna ma durante l’orgasmo questo ormone viene secreto in grande quantità.
Secondo una ricerca  dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, l’ossitocina gioca un ruolo determinante, ad esempio nella capacità di empatia e di comprensione dello stato d’animo altrui e per un migliore rapporto con sé e con gli altri, con un relativo incremento di stima ed  autostima, ma è anche un agente biologico dell’innamoramento. Insomma se l’amore alimenta l’amore, sembra quasi che per non stufarsi sia fondamentale comportarsi da ‘eterni fidanzatini’. Coccole, gentilezze e carezze sono essenziali per volersi bene ‘fino all’eternità’.
Quindi come conciliare la reciproca affettuosità? Avendo una regolare attività sessuale per cui con il sesso l’uomo diventa più affettuoso verso la compagna e questa diventa più bendisposta verso il sesso e così via. Non è forse vero che più si fa sesso e più si è disponibili a farlo? Tutta ‘colpa’ dell’ossitocina.
Di conseguenza, è verissimo anche il contrario: meno lo si fa più diminuisce la qualità del rapporto
Conclusione
Quando la coppia è innamorata, nella donna cresce il livello di testosterone che alimenta il desiderio sessuale e negli uomini aumenta dell’ossitocina che facilita la tenerezza. Se ci sono i presupposti per una relazione duratura, il ciclo persevera senza interruzioni,  anche grazie ad una attività sessuale costante.
Tutti i diritti riservati

Domenico Bumbaca psicologo www.studiobumbaca.it

lunedì 3 dicembre 2012

L'amore è un'esperienza immensa


Mensura hominis, quae est angeli

di Nicola Ghezzani


Mi sono chiesto perché in questi ultimi anni ho dedicato tanta attenzione al fenomeno dell'amore. E penso di essermi dato una risposta. Certo lo ho fatto perché essendo uno studioso della natura umana l'osservazione dei fatti dell'amore mi consente di cogliere l'uomo nel suo nodo psicobiologico essenziale, di coglierlo alla radice. Ma c'è un altro motivo, esistenziale, nascosto dietro questo e molto più importante, ed è questo. Perché ci è stata sottratta la grandezza: il sentimento epico di appartenere ad una specie capace di crescita, di miglioramento, di continua ricerca della perfezione. La vita ci viene data come programmata, non possiamo né abbattere né scavalcare i muri di mediocrità che ci stanno intorno. Nella vita pubblica hanno il diritto di contare solo le bande organizzate dei mediocri; nella vita privata domina la rassegnazione.
L'amore invece è un'esperienza immensa, ci rivela la nostra natura umana, cioè divina (mensura hominis, quae est angeli) e non si nega a nessuno, è un'esperienza possibile a tutti. Si offre a caso e la può vivere chiunque. Quando la si vive appieno, si viene trascesi un altro mondo, un mondo parallelo dove le cose sono concepite e avvengono nella luce di una perfezione cui siamo predisposti per natura e per cultura; e laddove questa perfezione non si realizza, l'amore stesso si occupa di donarci la tenerezza, cioè la contemplazione affettuosa dei limiti nostri e dell'amato.
Oggi più che mai i nostri libri sull'amore sono una tenace resistenza alla tentazione nichilista, cinica, cioè alla delusione, e al fascino del minimalismo esistenziale. Questa tentazione ci riguarda tutti e non possiamo aspettare una rivelazione mistica per uscirne fuori. Tutte le vite, anche le più piccole e insignificanti, possono sperimentare qualcosa di grande. Questa cosa è l'amore, senza il quale la gran parte di noi si sentirebbe inutile. Non tutti sono artisti creativi, non tutti sono intellettuali impegnati nella vicenda sociale, pochi i politici che amano davvero la sfera pubblica, sempre meno sono i veri mistici, che dialogano col divino. L'amore è la grandezza alla portata di ogni cuore umano.
In questo senso l'amore ci riporta alla nostra intrinseca grandezza sia che lo viviamo, sia che non lo viviamo. Quando lo viviamo siamo persi nell'immensità dell'oggetto amato, nella perfezione che ci suggerisce; quando non lo viviamo ci impone il rispetto di colui che lo sta vivendo, il rispetto della sua intrinseca grandezza.
Quindi, quando viviamo l'esperienza dell'amore, siamo dissolti nella sua grandezza; quando invece non la viviamo, ma l'abbiamo vissuta (o almeno intuita), proviamo amore per chi la prova, nella forma della nostalgia e della tenerezza, e lo rispettiamo, lo ammiriamo, gli riconosciamo quella statura – la grandezza, la nobiltà d'animo – che il mondo sociale gli ha sottratto. 
                                                            Tutti i diritti riservati











Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore http://nicolaghezzani.altervista.org/  



venerdì 30 novembre 2012


Cos’è la compassione? Lettera ad un'amica
Di Annalisa Barbier

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso


Il termine compassione deriva dal latino: [cum] insieme [patior] soffro. La sua radice semantica è quindi portatrice di un significato ampio e positivo: la compassione è la partecipazione sincera ed amorevole alle sofferenze dell’altro, e non va confusa con la pena, sentimento quest’ultimo che viene “concesso” dall’alto verso il basso, portando con sé un giudizio di valore che si realizza in termini negativi nei confronti di colui che di tale pena è fatto oggetto.
Il Buddhismo  fa di questo concetto uno dei capisaldi del suo apparato filosofico: per il buddisti la compassione è il sentimento profondo che porta a desiderare il bene per ogni essere senziente. Nasce dalla consapevolezza che tutti gli esseri viventi sono in questo mondo uniti, interdipendenti, continui e contigui.
Nella sua accezione più ampia, la compassione è la scorciatoia verso l’altro, verso la sua intimità, la sua anima e le sue profondità remote: quei luoghi in cui nessuno è diverso dall’altro. In questo senso, la compassione rappresenta il sentimento salvifico e definitivo che ci distingue dall’animale, la possibilità ultima per una comunione autentica che non sia solo di sofferenza ma anche di gioia ed entusiasmo.
Mi piace ricordare la frase di Paul C. Roud, secondo il quale: “Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l’anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l’altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre”.
E’ interessante notare come, dalla considerazione delle sofferenze altrui, originino due sentimenti così profondamente simili nella modalità dell’espressione e così drammaticamente diversi nella finalità ultima: la compassione ci vuole avvicinare senza paura all’altro in quanto nostra immagine riflessa. La pietà ce ne vuole distanziare, vuole esorcizzare l’orrore della sofferenza, che nell’altro è tanto reale da temerne il contagio.
Forse  - mi dico – è proprio questo l’elemento differenziante in grado di giustificare uno strano fenomeno nel quale spesso ci si imbatte: la compassione che cede il posto alla pietà. Il caldo conforto di un abbraccio che cede il posto al gelo dello spavento.
Mi spiego meglio. E’ facile provare sentimenti di partecipazione affettuosa e viscerale nei confronti dei meno fortunati, di quelli che  - loro malgrado –  sono divenuti portatori della valenza meno bella della vita con il loro carico di dolore, abbandono, miseria, malattia, morte, solitudine: in questo caso la distanza sociale, geografica, culturale è il cuscinetto che permette una partecipazione politically correct, ostentata e “ammortizzata”. Meno facile è comprendere e condividere le ragioni del disagio quando questo si fa meno evidente, meno plateale, in qualche modo troppo vicino al contesto di vita dell’osservatore: è più facile compatire il barbone all’angolo della strada che il collega depresso, la moglie che tradisce, la solitudine che cresce nella vita apparentemente “normale” di ogni giorno,  e addolora e consuma.
Forse è per questo, cara Paola, che accade ciò che avevi notato: si compatisce facilmente ed ostentatamente chi soffre a distanza da noi (una distanza fisica o astratta, rassicurante) e si fatica a provare una vera, profonda pietà per chi ci soffre accanto di pene più quotidiane.
La paura, credo, sia la differenza: paura che la compassione ci avvicini troppo e pericolosamente allo stesso destino di dolore, come un oscuro ponte silenzioso.
Ma è soltanto la mia riflessione minima e mi piace pensare, come scrisse Pino Caruso, di poter esprimere pensieri che non condivido…










Annalisa Barbier, psicologa www.annalisabarbier.com

martedì 27 novembre 2012

L’amore e il tradimento


L’amore e il tradimento

di Domenico Bumbaca

Orchidea erotica, acrilico di Daniela Lorusso

Sul tradimento si è scritto sin dalla notte dei tempi, segno evidente che c’è sempre stato anche se nessuno lo tollera. Secondo il notissimo rapporto Kinsey pubblicato nel 1940, pare che un marito su 2 comincia la sua relazione adulterina prima dei 40 anni (quindi il 50%) mentre per le donne la percentuale sarebbe del 26%.
L’esperienza del tradimento e del lutto può svolgere una funzione trasformativa, se riusciamo a elaborarne il vissuto.
Aldo Carotenuto, Amare tradire, 1991
Farà parte del processo evolutivo? Potrebbe essere un ottimo spunto per uno studio approfondito che lasciamo volentieri alla ricerca. Sembrerebbe tuttavia che il tutto ebbe inizio con la scoperta che nella riproduzione il ruolo del maschio era fondamentale. Com'è noto l’uomo scoprì questa connessione tardissimo. Fino ad allora i figli erano della madre e l’uomo non aveva nessun potere sui figli della donna. Inoltre la gelosia non era ammessa perché non funzionale alla pace e all'armonia della vita della caverna. La donna poteva scegliere di concedersi ai piaceri con chiunque (idem per l’uomo). Le cose cambiarono quando si scoprì che lo sperma era determinante per la riproduzione, l’uomo acquistò nuovo potere  e reclamò il diritto di essere padre dei sui figli. Da allora il tradimento non era più ammesso, perché  andando con un altro uomo, la donna rischiava di essere fecondata e questo avrebbe creato squilibri nel clan di appartenenza.
Il tradimento presuppone che ci sia stato, in primis,  un avvicinamento emotivo tra due soggetti che desiderano una relazione intima, e possibilmente prolungata nel tempo.  Oggi si pone maggiormente l’attenzione sulla costruzione di legami stabili basati sul mutuo sostegno, il rispetto e la comprensione. Dopo l’innamoramento lo sconosciuto entra nel nostro spazio vitale più intimo; a volte ciò crea l’illusione di conoscere la persona amata come noi stessi dimenticando  che a volte è già difficile conoscere bene se stessi. Il fatto di provare una forte ’attrazione sessuale, crea l’illusione di aver finalmente trovato ristoro alle proprie ricerche. Ma, quante volte il desiderio sessuale è solo fine a se stesso? Quante volte si confonde la gioia della passione per amore; quante volte in realtà siamo mossi dal bisogno di dare sollievo alla propria solitudine, oppure al  desiderio di conquistare, o di essere conquistati se non, al polo opposto a sentimenti di vendetta? Insomma, il legame di coppia è uno dei legami più antichi dell’umanità, così come pure il tradimento perché si ha l’illusione della fusione completa e il patto che si stabilisce (ti amerò per sempre …) spesso, molto, troppo spesso si rompe tradendo così l’impegno preso.
Ma, se scoperti, mentire, è utile? Proviamo a dare un ‘occhio’ a questo aspetto da differenti prospettive (traditore e tradito) senza avere la pretesta della esaustività.
Se una donna non tradisce, è perché non le conviene.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 1935/50 (postumo 1952)
Colui che tradisce mente perché vorrebbe  ‘proteggere’ l’altro dai particolari che inevitabilmente farebbero soffrire. Insomma si appella al diritto di evitare inutili sofferenze. Ovviamente anche a se stesso; la situazione è già così ‘carica’ che si preferisce alleggerirla.
Il tradito invece pensa ben altro. Intanto sul lato emozionale c’è rabbia, tristezza, vergogna, impotenza, aggressività, autocommiserazione, calo della stima, senso di disgusto, etc. Dai più viene viene vissuta come il tentativo del partner di proteggere il terzo e quindi come volontà a mantenere e prolungare lo stato di tradimento.
Come dicevo, prospettive diverse.
La coppia e’ un insieme di tre persone di cui una e’ temporaneamente assente. (David Riondino)
Perché si tradisce
Si tradisce perché nella coppia c’è incomunicabilità (o noia?); ma anche per evitare l’intimità (resistenze?) e allora si preferisce fare la guerra per non sembrare vulnerabili;  per colmare il vuoto esistenziale o per recuperare ciò che si è perso in una relazione coniugale fittizia, cioè creata senza grandi emozioni ma per uniformità sociale. Senza dimenticare che potrebbe essere anche un modo (un po’ estremo) per richiamare l’attenzione sul fatto che qualcosa si è rotto, forse non definitivamente. In questo caso, spesso inconsciamente si lasciano tracce utili per far emergere il tradimento. Un’altra forma di infedeltà è quella contro se stessi, quando, anche se infelici, si preferisce restare forzatamente in coppia si tradisce il patto con se stessi.
Secondo le statistiche le donne tradiscono perché insoddisfatte dal matrimonio e perché si innamorano cercando e trovando un coinvolgimento emotivo mentre gli uomini al contrario, l’associano più al piacere e il tradire spesso viaggia su due linee, spesso  parallele: l’amore per la moglie e il sesso con l’amante. In entrambe le situazioni si è condannati a vivere parzialmente le singole situazioni venendo meno al piacere della compiutezza, della relazione totalizzante.
Coloro che non sono fedeli conoscono i piaceri dell’amore; coloro che sono fedeli ne conoscono le tragedie. (Oscar Wilde)
Se ne esce?
Certo, purché la coppia si ami ancora e lo desideri. Il percorso terapeutico si basa sull'instaurazione di una comunicazione autentica, l’unica in grado di chiarire cosa non funziona. Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell’altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione.

Domenico Bumbaca, psicologo  www.studiobumbaca.it

lunedì 26 novembre 2012

Intervista ad Alberoni


Filosofia dell'amore erotico
Incontro Francesco Alberoni: I parte
di Maria Giovanna Farina



Nell'ultimo libro L'arte di amare lei riprende il tema dell'innamoramento e cita Fromm, cosa c'entra con l'amore di coppia?
Per Fromm l'innamoramento è uno stato patologico e un egoismo a due, ma allora non ci intendiamo più perché con ciò neghiamo alle persone il diritto di soddisfare i propri più profondi desideri. Dopo molti anni e un lunghissimo viaggio, ho scritto dieci libri sull'amore, mi interessano le strutture mentali non solo le esperienze, sono giunto a questo nuovo libro dove parlo dell'amore che dura. C'è un parallelismo tra la società e la coppia, movimento ed istituzione esistono in entrambi: c'è uno stato nascente poi una istituzionalizzazione. Pensi alla politica negli Stati Uniti ogni volta che ci sono le elezioni c'è un movimento che spera non come qui da noi che c'è una situazione paludosa e che non porta a nulla: ciò accade nella coppia. Ai tempi di Innamoramento e amore ho descritto l'innamoramento come una specie di esplosione che è nel mondo, ma poi non ho scritto come può continuare. Anche in Sesso e amore del 2005 non descrivo come la coppia può proseguire il suo cammino erotico. Allora avevo dichiarato pubblicamente che non avrei più scritto nulla sull'amore perché quello che dovevo dire l'ho detto. Dopo lo stato nascente e l'istituzione può solo spegnersi. Mi sono accorto invece di casi che non erano così. Io vengo dal mondo scientifico: se trovo tre casi che negano l'evidenza vuol dire la teoria ha qualcosa di sbagliato.
A quali casi si riferisce?
Ad esempio Carmen Russo e suo marito Enzo Paolo Turchi, un caso di amore che dura è noto a tutti! Poi ne conosco altri non celebri. In questi sette anni ho seguito una strada prima scrivendo dei dialoghi, poi il romanzo I dialoghi degli amanti che mi ha sbloccato perché con la fantasia si riesce ad abbattere un muro, con la fantasia si possono vivere situazioni altrui. E poi questo L'arte di amareche chiude. Sartre lo chiude ancora prima perché nella Critica della ragione dialettica dallo stato nascente, che lui chiama la fusion, passa alla fraternitè terror, ha il passaggio immediato dal movimento al totalitarismo. Io dico che attraverso il patto di riconoscenza dei diritti dell'altro con la riconoscenza dei diritti inviolabili, alla Locke per intenderci, creo un'istituzione di convivenza. Il sistema si irrigidisce dentro le regole. Questo avevo fatto negli anni '70, ero arrivato a Sartre e Locke, invece ora con L'arte di amare mi accorgo che ciò che intendiamo per amore non è convivenza quotidiana, non è amicizia e non è libertà, non è fratellanza. La parola amore l'abbiamo bistrattata. Ecco che la seconda parte del libro dice una cosa che dimentichiamo sempre perché veniamo da una cultura che non ha mai preteso che un uomo e una donna dovessero vivere insieme tutta la vita per amore
Preteso che vivessero insieme, ma l'amore non era considerato
Infatti. Il fatto che lui ad esempio andasse con un'altra donna non era ritenuto riprovevole, un tempo quando le donne erano in gravidanza si aspettavo che il loro marito andasse a far sesso con qualcun'altra: oggi sarebbe una cosa tremenda perché sono solo loro due ed hanno preso un impegno di fedeltà totale, prendendo alla lettera l'innamoramento. Se tu lo prendi alla lettera devi prenderlo tutto. La prima cosa è che devi dire tutto, quindi arriva la mia teoria: devi fare la storicizzazione. Se hai avuto un amante per cinque anni non puoi nasconderlo, lo devi dire. Quando nasce un nuovo amore nasce una nuova vita e nessuno dei due sa chi è l'altro, il loro amore sarà conoscersi, sapere chi sono, in quanto essi sono ciò che sono stati e ciò che stanno diventando. Se io nascondo di me rendo impossibile questo processo, quindi devo dire anche le cose sgradevoli. Pensi che tutta la tradizione del corteggiamento è basata sul falso.

giovedì 15 novembre 2012

Sospiri e desideri


ATTESI   DESIDERI
Schizzo di Roberto Rossi


Sospiri
che rincorrono
attesi desideri.
Desideri
nascosti nelle pieghe
della psiche
che riemergono
per tramutarsi
in sguardi di speranze
intime.
Sguardi
che percorrono
sensuali linee corporee
che donano piacere.
Piacere
cercato
per fluttuare
dentro universi unici.
Universi
che avvolgono
intime emozioni.
Emozioni
che accarezzano
la Vita
donando Piacere.


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Pittore e poeta Roberto Rossi
Ambasciatore di Pace UPF – ONU  - www.robyarte.it 
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martedì 13 novembre 2012

L'amore è un'altra cosa


L'amore è un'altra cosa
Di Nicola Ghezzani

Rose, acquarello di Daniela Lorusso

Quando parliamo di amore di coppia, molto spesso i lettori fraintendono l'argomento. Infatti, dicono che l'amore ha bisogno di “pazienza” e “comprensione” e di “giochi” con cui intrattenere il partner; commenti che lasciano intuire quale sia l'argomento che essi hanno inteso come oggetto della comunicazione. In effetti, questi lettori pensano all'amicizia solidale fra coniugi, e, per essere più precisi, alla serena amicizia della convivenza. I Greci avrebbero chiamato questa esperienza di relazione philia, non già eros, e cioè amicizia, non amore erotico-passionale. Queste due esperienze sono completamente diverse!
Sulla base dello stesso equivoco, gran parte dei libri psicologici e sociologici sulla condizione della coppia e, quindi, tutti i libri di “psicoterapia della coppia” riguardano la stessa esperienza: si occupano di come far sì che la  coppia in crisi possa pervenire all'auspicata condizione di  amicizia solidale dei coniugi legati da un patto di compagnia, di assistenza e di sicurezza. Non trattano mai in modo chiaro e sistematico l'amore erotico, quello che comincia con un innamoramento estatico, è caratterizzato da una attrazione e un piacere sessuali incoercibili, tende costantemente alla fusione dei corpi oltre che delle menti, e va incontro a evoluzioni che modificano in profondità l'identità e lo statuto esistenziale delle due persone coinvolte. 
Questo equivoco accade perché il senso comune, fortemente influenzato dalla volontà sociale (cioè dalle istituzioni), promuove modelli di coppia la cui stabilità stabilizzi a sua volta l'intero sistema sociale. Secondo il senso comune, le coppie sono ben riuscite e serene solo quando realizzano una buona integrazione sociale; quindi quando hanno conquistato la solidarietà affettiva, l'unione economica stabile e l'omogeneità di azione. Per contro, quello stesso senso comune teme e aborrisce le unioni passionali, le quali mettono in gioco fattori potentemente soggettivi, spesso contraddittori con la volontà sociale. 
In senso stretto, dunque, il senso comune non vuol sapere nulla della sofferenza soggettiva, quella sofferenza che può essere capita solo se prestiamo la massima attenzione al singolo individuo colto nella sua unicità. Il bambino che è stato trascurato dalla madre o punito dal padre, divenuto un uomo adulto e inibito, oppure il povero operaio sfruttato in catena di montaggio, o il manager costretto a competere venti ore al giorno custodiscono nel corpo una sofferenza assolutamente soggettiva cui nessuna istituzione può dare ascolto, perché si tratta di una sofferenza potenzialmente contraria all'ordine sociale. Le organizzazioni sociali o le figure professionali (i sindacati, i sacerdoti, gli psicologi, gli assistenti sociali...) possono farsi carico dell'esistenza generica dell'individuo sofferente, possono cioè occuparsi del bambino in generale, oppure della classe operaia o delle ore di lavoro del manager. Ma nessuno può ascoltare quest'individuo fino alle profondità viscerali del suo essere persona sminuita e svalutata – persona sofferente dotata di un naturale diritto alla felicità. Lo può solo l'amante, colui che lo ama. Perché l'amore è appunto questa attenzione alla persona amata colta nella sua totale unicità. Non solo il suo corpo quindi, o la sua psiche, ma il corpo e la psiche insieme, uniti nell'essere quella persona unica e irriducibile, da amare in un rapporto esclusivo e totale.
Il sindacato può occuparsi della condizione psichica e morale della classe operaia, ma non può amare quel singolo operaio; lo psicologo può fornire empatia e amore professionale alla donna depressa o al bambino abbandonato, ma non può amare quella donna in senso erotico, e non può amare quel bambino nella sua fisicità come solo un genitore o un parente possono fare. Dunque, il senso comune e le scienze che gli si riferiscono, quando parlano di “amore nella coppia”, stanno parlando di amicizia solidale, non di amore erotico. L'amore non è l'amicizia solidale, non è la coppia serena; l'amore è un'altra cosa. Ha sempre a che fare con la sofferenza più intima e offre come sua terapia l'estasi, la fusione, l'utopia, il cambiamento.     
Al momento, e a mia conoscenza, solo i libri di Francesco Alberoni, la trilogia Innamoramento e amore, Ti amo e L'arte di amare, e i miei due libri Grammatica dell'amore e Perché amiamo (in uscita a febbraio/ marzo 2013) assolvono a questa funzione: quella di illustrare una vera e propria scienza dell'amore.
L'amore è un processo di presa in carico soggettiva del dolore, cioè del mancato sviluppo della vita individuale, della sua rinnovata vitalizzazione, della rinascita dell'individuo. Esso coinvolge tanto l'essenza della persona (la sua psiche più personale, la sua anima), quanto la base del suo essere, il corpo. Quindi, è allo stesso tempo mistico e sessuale. In amore l'esperienza del corpo, con tutti i suoi bisogni, è sacralizzata dall'unione spirituale; e l'esperienza del risorgere dell'anima coincide con la cura erotica di un corpo unico e concreto.    
    Tutti i diritti riservati

Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore http://nicolaghezzani.altervista.org/  


domenica 11 novembre 2012

Pornografia ed erotismo: quali differenze?


Vite pornografiche

 

di Federico Sollazzo dal suo blog CriticaMente     

Innanzi tutto dobbiamo intenderci con i termini: cosa significa pornografia? A partire dalla sua etimologia (pòrné, prostituta e graphia, scrittura), la possiamo intendere come un qualsiasi tipo di produzione destinata a suscitare una risposta di carattere sessuale. In quest'ottica non esiste allora nessuna diversità fra una pornografia soft ed una hard (entrambe puntano unicamente a stimolare gli istinti sessuali), la differenza sostanziale risiede invece tra la pornografia tout court e l'erotismo; infatti, mentre la prima ha il suo scopo nella sollecitazione sessuale, il secondo usa gli stimoli sessuali per tendere ad un fine connesso ma esterno alla sessualità stessa.      
Ora, la pornografia, così come sopra è stata sommariamente descritta, è un qualcosa di positivo o di negativo? Per rispondere si devono prendere in considerazione i rapporti umani emergenti dalle rappresentazioni pornografiche: in esse il contenuto si esaurisce nella messa in mostra di zone e/o di atti sessuali, indipendentemente dall'identità delle persone coinvolte; lo spettatore assiste allora ad uno spettacolo svolto da persone prive di carattere, di personalità, di pensiero, ovvero, da oggetti, cose, con il rischio (per le menti più labili) di supporre che quelli siano dei veri e propri rapporti umani.    
Ma allora come possono essere fondati, in ambito sessuale, degli autentici rapporti umani? E' necessario tenere un atteggiamento di austera seriosità e/o di astensione? No, è però necessario riconoscere l'identità del nostro partner, ossia riconoscerlo come essere umano, diverso da me, ma a me simile, dotato quindi anch'egli di idee, di una personalità, di un suo proprio stile di vita.







Federico Sollazzo, ricercatore e docente University of Szeged – Dipartimento di Filosofia



venerdì 9 novembre 2012

Amore mio


Amore mio
poesia di Federica Ferretti

Il ponte sull'infinito, acquarello di Daniela Lorusso


..amore mio,
ora che la terra ti riveste di petali di autunno,
ora che la terra vibra sul tuo cuore freddo,
ora che le mie labbra sulle tue non sono più capaci di risvegliarti al mattino,
io ti avvolgo con un pensiero che non riesce ancora a stemperarsi...
A distrarsi dalle tue dita affusolate sul mio tenero collo, ...
e ti sogno
e tu mi abbracci
e poi svanisci ancora...



Federica Ferretti, giornalista e scrittrice http://www.fanpage.it/federica-ferretti/
Hanno collaborato gli artisti Davide Foschi e Roberto Beldomenico

Trama de Il canto del Cigno Rosso: "È antica credenza, ci racconta Platone, che il cigno muto per l’incapacità di emettere suoni, appena prima di morire fosse invece capace di intonare una struggente e bellissima canzone. Ma c’è una discrepanza di opinioni circa il reale significato del canto: dolore o gioia?..."
Nel libro una giovane donna, Elisa, si racconta dentro ad una serie di lettere scritte a posteriori, nel riassaporare ciò che è stato, e che forse, non potrà più essere, e da cui nasce una prosa "anomala", sciorinata così, quasi come una serie infinita di riflessioni su cui, in fondo, ognuno si ferma ogni giorno: un miscuglio tra sfogo reale e poetica speranza; lucidità e follia. Allora, si crea una sorta di piacevole coincidenza, con l'"angolo" in cui ognuno, a sera, si butta a riposare… mentre, fuori, il tempo cambia, inesorabile, di stagione in stagione. Elisa, infatti, non è altro che la proiezione del nostro Ego, delle nostre emozioni più pure e semplici, dal senso di vuoto generato dall'incomunicabilità e abbandono, all'infantile entusiasmo per un'inattesa riconciliazione: a confine tra preghiera e testamento sentimentale.
L'autrice, Federica Ferretti, nasce a Teramo, 35 anni fa: Federica Ferretti è laureata in Scienze Politiche e Discipline Musicali, ama la contaminazione tra i linguaggi, per scoprire le mille sfaccettature della vita. Direttore Editoriale di Echi da Internet, e della nuova collana Radici, la letteratura Abruzzese, presso la medesima Rupe Mutevole, promuove una letteratura del tutto spontanea, viva, dinamica, specchio della cultura multimediale sempre più diffusa, per dare inizio ad una nuova era letteraria che però vuole conservare intatto il suo legame con le proprie Radici Culturali.



martedì 6 novembre 2012

Tutti parlano dell'amore



Cosa è l’amore?

di Max Bonfanti





“Tutti parlano dell’amore ma nessuno sa spiegarlo” (Eleonora Duse)  
Come non darle torto, niente è più difficile del riuscire a definire e soprattutto far comprendere, a chi non lo ha mai provato, il senso di un termine astratto come può essere la parola amore; lo stesso si potrebbe dire però anche per l’odio, la gioia, il dolore interiore, ma quando questa parola, che in realtà è più di un lemma, ma rappresenta un concetto, ha ripercussioni su tutto il nostro organismo e modus vivendi, allora un timido tentativo penso che lo si possa fare.
Sulla prima parte del pensiero della Duse, nulla da eccepire; quale altro argomento è stato trattato sin dall’antichità in modo tanto esteso, particolareggiato e in contesti che spaziano dalla poesia alla letteratura, dall’opera al cinema per giungere alla chimica dell’amore? Faccio fatica a trovare un concorrente all’altezza, ma per quanto riguarda  che nessuno sappia spiegarlo posso dire di nutrire qualche perplessità.
In verità bisogna ammettere che oltre ad averne parlato si sono anche date spiegazioni di cosa sia l’amore: ognuno nel proprio ambito ha dato un contributo, piccolo o grande che sia, a chiarire il lato più sublime che ogni essere possa provare nel corso della propria esistenza e francamente un’idea, seppur minima, credo proprio che sia stata data.
In ogni caso penso che, in ultima analisi, dare o cercare di dare una spiegazione di cosa sia l’amore sia più che altro un pretesto per tener viva una tavola rotonda alla quale siedono in maggioranza quanti non l’hanno provato.
Mi sovvengono le discussioni di quelli che sostenevano che la pratica e la teoria dovessero essere due attività indipendenti scevre da ogni contatto tra loro che ancor prima del ‘500 avevano coinvolto pensatori, artisti ed artigiani. Come spesso accade il giusto sta nel mezzo e finalmente, grazie a filosofi come Francis Bacon, scienziati come Galileo Galilei ed abili artigiani, anche i pensatori ostili al connubio tra artigiani, artisti e teorici convennero, seppur a fatica, che teoria e tecnica dovessero coesistere e lavorare affiancati per il bene dell’uomo.
Le spiegazioni e gli insegnamenti migliori per comprendere qualsiasi sensazione, bella o brutta che sia, consistono nello sperimentarla, tenendo ben presente che, in virtù del fatto che “ognuno è suo”, solo l’esperienza personale di ogni singolo individuo è in grado di fornire la spiegazione più esaustiva e ad esso congeniale.

Max Bonfanti, filosofo
Tutti i diritti riservati

Noi abbiamo chi sa spiegare cos'è l'amore
Segnaliamo il libro di F. Alberoni Ti amo nella nuova edizione di Sonzogno