venerdì 30 gennaio 2015

L'amore può durare?

L'amore in età matura

Immagine del film Mai così vicini


L'amore in una coppia è un continuo incontrarsi, è un rinnovamento ad ogni incontro, queste una delle considerazioni emerse e raccontate da Alberoni durante la presentazione del mio romanzo “Dimmi che mi ami” a Milano: libro che mette in luce questo importante passaggio teorico. L'amore non ha un percorso lineare anche se è un amore che dura. Non importa quando sia la durata di questa relazione, la cosa fondamentale perché si possa considerare un amore che dura è che rimanga viva non solo la passione spirituale, ma anche quella erotica. È il desiderio continuo dell'altro che fa dell'amore che dura anche un baluardo contro la vecchiaia che incombe. Chi ha un amore durante l'età matura è appagato, sta bene, non cade in depressione, non si sente solo. Ne L'arte di amare ed da Sonzogno, il saggio che conclude la ricerca teorica di Alberoni, l'autore ci dà importanti istruzioni che anch'io uso nella pratica filosofica per aiutare le persone a risolvere le difficoltà di relazione. Ci racconta infatti che nel grande amore erotico che dura noi continuiamo ad amare la nostra amata anche se è ingrassata, o dimagrita, o invecchiata perché nell’innamoramento tu non ti innamori della persona più bella in base ai criteri sociali, ma di quella che è bella in base ai tuoi personali criteri inconsci. In questo tipo di amore la persona che ami continua a piacerti anche se cambia, anche se è ingrassata, o dimagrita, o invecchiata, anche se in certi momenti anche tu non la vedi bella perché segui i criteri di bellezza sociali. Perché quando se sei innamorato (e in questo tipo di amore l'innamoramento continua) quando la re-incontri torni a guardarla con i criteri estetici del tuo inconscio. Esattamente come una madre vede bello suo figlio a due anni, a venti o a cinquanta. Allora di colpo torni a vederla bellissima, l’unica senza la quale non puoi stare, quella che corrisponde miracolosamente a ciò che hai sempre desiderato. Ciò è naturalmente declinato anche al maschile. 

Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it

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giovedì 22 gennaio 2015

Presentazione Dimmi che mi ami

Presentazione ufficiale di 
Dimmi che mi ami Silele edizioni  

Le foto con Francesco Alberoni e un ospite gradito tra il pubblico...

Clicca sulla prima foto per aprire la gallery
Prima di iniziare....




con Alberto Fortis




mercoledì 28 gennaio ore 18.00 a la Feltrinelli di via Manzoni 12 Milano


con Francesco Alberoni e l'editore Emanuele Pagani

domenica 18 gennaio 2015

Amore nel salotto

“Facciamoci” d’amore!

Alla ri-cerca di ErosFlavio Lappo, disegno a matita, 2012


Che cosa è l’amore? Non lo so. Posso solo dire cosa si prova ad amare. È la mia partenza per affrontare un salotto filosofico sul tema dei sentimenti. Il 25 novembre 2014 ho lanciato un movimento, ABBI CURA DELL’AMORE, dal quale mi aspetto partecipazione attiva. Sono stufa delle parole che si perdono nel marasma della comunicazione divenuta ormai, troppo spesso, un pretesto per mettersi in mostra. Quando affermo ABBI CURA DELL’AMORE consegno un compito, che tra l’altro mi sono data, di salvaguardare, di mettere in luce, di non perdere di vista il valore curativo, lenitivo, rigenerante, rinvigorente, balsamico dell’amore. Non sto parlando di una sostanza miracolosa, ma di una dotazione naturale che abbiamo nella nostra anima dalla nascita. Il salotto filosofico che ho condotto il 18 gennaio alla libreria Gulliver di Cinisello Balsamo è stato un momento di vera partecipazione, dove ognuno ha aperto il suo pensiero per la condivisione liberando “sostanze” benefiche. È stato così che un pensiero latente mi è diventato cosciente e, grazie ai partecipanti, ho concluso: “Da oggi diventeremo spacciatori di amore, perché i giovani non devono temere di amare. Meglio “farsi” di amore che di qualunque altra sostanza”.

Naturalmente ne parleremo ancora. Grazie a tutti i partecipanti!

domenica 11 gennaio 2015

Quando l'amore non è libertà

La dipendenza emotiva, l’amore come terapia


Ti salverò, Flavio Lappo, disegno a matita, 2012


L'amore è libertà eppure può provocare dipendenza, può diventare una catena difficile da spezzare rovinando la relazione. Una magnifica forza vitale si può trasformare in zavorra capace di farci sprofondare in un mare nero portatore di angoscia. Come si esce dalla dipendenza? Mi chiede Donatella una lettrice del blog. Mi pone la domanda così, nuda e cruda, senza aggiungere particolari; possiamo immaginare che si riferisca ad un rapporto sentimentale caratterizzato da un legame asimmetrico dove un membro della coppia è più forte, evoluto, capace di proteggere l'altro che ha bisogno. Ecco la parola chiave: bisogno. La dipendenza si instaura se c'è un bisogno affettivo sopito, nascosto, apparentemente superato che trova terreno favorevole per manifestarsi quando nasce un amore. Generalmente sono le donne a diventare dipendenti da un uomo, per cultura l'uomo è forte, sa proteggere e piano piano, anche senza rendersene conto, conduce la donna in uno stato di subordinazione. Nei casi peggiori la dipendenza conduce a sottomissione, a far perdere la propria personalità, a lasciarsi annientare. In quel caso la gravità della situazione richiede un intervento di cura.
La dipendenza emotiva che tratto nel mio romanzo “Dimmi che mi ami” Silele Edizioni è dolorosa e invalidante ma superabile; lui, l'innamorato, non vuole assolutamente una donna assoggettata e anche se non è competente riesce ad aiutarla. La aiuta a non annullarsi e a credere nuovamente in se stessa. Le carenze affettive infantili favoriscono la dipendenza che si instaura nei momenti di maggior fragilità e un grande amore rende più vulnerabili: ci si mette a nudo, ci si lascia andare alla passione, si prova qualcosa di nuovo nell'amare l'altro...e tutto questo fa emergere il bisogno di essere ricambiati. Se non ci si è sentiti amati nell'infanzia, la carenza può emergere prepotente creando i guai di cui ho parlato. L'amore, se riesce a farsi terapia, diventa capace di curare la mancanza rendendo libero chi ne è vittima. Quando Leda, l'interprete del mio romanzo, si rende conto di aver sciolto la dipendenza fa questa riflessione molto significativa: “Ero una bambina bisognosa della mamma, il grande amore aveva messo a soqquadro la mia anima apparentemente tranquilla, si era spezzata la vita sentimentale apatica di una donna dedita al lavoro e fino ad allora vissuta il più lontano possibile da emozioni amorose. L’amore mi faceva paura, ora so, invece, che solo incontrandolo potevo guarire”.

Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it

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