sabato 23 luglio 2016




E narro per te quell'amore che tanto caro fu ai provenzali, a Cavalcanti, Guinizelli. Quell'amore che fu oggetto d'interesse da parte dello stesso Dante collocando all'inferno i due amanti: Paolo e Francesca. Narro di quel sentimento preso a condannato come peccato, che ancora oggi spesso per pudor si reprime. Sono qui, adesso, a declamarlo senza alcuna vergogna: son fatta di carne non solo di spirto. E ti desidero in modo così dolce, ardente e forte che parole non bastano a renderlo. In questa fredda notte d'inverno desidero poterti avere accanto, scaldare il mio corpo con il tuo, sentire le tue braccia cingermi il busto e inebrianti del tuo profumo. Desidero baciarti il collo, sussurrarti in silenzio il mio nome, ascoltare il tuo battito. Non riesco a domare queste pulsioni, ne sono vittima o schiava questo non saprei definirlo. Tu sei cosi lontano e non posso far altro che continuare a sognare. Vorrei unirmi a te e dimenticare il resto del mondo, ascoltare per una volta ciò che sento dentro. La mia anima è sofferente, il mio cuore dolente; non può esserci dolore peggiore di un amore che arde di passione e dolente perché non consumato. Sento che non riesco a controllarla, questa passione ha già preso il timone della mia navicella, la ragione si è persa in balia di questa tempesta. Questo breve oblio non mi spiace, anzi mi rende viva.
A presto amore mio. Io continuo ad aspettarti e a curar la fiammella di questo amore affinché non si spenga.


Marika Addolorata Carolla

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